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Il MACRO – MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA ROMA, IN COLLABORAZIONE CON L'AMBASCIATA ARGENTINA A ROMA, CON L’ISTITUTO ITALO LATINOAMERICANO E CON LA FUNDACION PROA BUENOS AIRES HANNO IL PIACERE DI INVITARLA ALLA MOSTRA DELL’ARTISTA ARGENTINO
LEANDRO ERLICH
VENERDI 3 FEBBRAIO ORE 18.30
MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma
via Reggio Emilia, 54 - 00198 Roma- Centralino +39 06 6710 70400 - fax +39 06 855 4090 www.macro.roma.museum - macro@comune.roma.it
la mostra rimarrà aperta fina al 7 maggio
Orario MACRO: da martedì a domenica 9.00 – 19.00, festività 10-14 - (lunedì chiuso)
Leandro Erlich - SALE PANORAMA
Leandro Erlich è nato nel 1973 a Buenos Aires, Argentina.Vive e lavora a Buenos Aires e Parigi. Esordisce con una mostra collettiva nel 1991, De Angeles Violentos, Centro Cultural Recoleta, a Buenos Aires, a seguire Installation and Objects, Espacio Giesso, Buenos Aires 1993. Nel 1997 presenta a New York El Living, Kent Gallery e nel 1999 Rain, Moody Gallery, Houston, Texas. Nel 2001 espone presso El Museo del Barrio, di New York, arriva nel 2003 a Barcellona al Centre d’Art Santa Monica con El Ballet Studio, e nel 2005 espone in Francia a Le Grand Café, Centre d’Art Contemporain. Numerose importanti le Biennali d’arte contemporanea: I Bienal de Artes Visuais do Mercosul, Porto Alegre, Brasile, 1997; Whitney Biennial, Whitney Museum of American Art, New York, 2000; VII Bienal de La Habana, Centro de Arte Contemporáneo Wilfredo Lam, La Habana, 2001; 49esima Biennale di Venezia 2001; III Shanghai, Shanghai Art Museum, Shanghai, Cina,2002; XXVII Bienal Internacional de São;51esima Biennale di Venezia 2005. Nel 1992 vince la Borsa del Fondo Nacional de las Artes, Buenos Aires, nel 1994 la Borsa Taller de Barracas, Fundacion Antorchas, Buenos Aires, nel 1998 partecipa all’Eliza Prize, Core Program, Museum of Fine Arts, Houston, Texas. Nel 2000 grazie al Premio Leonardo, è al Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires, nel 2001 vince il Premio Joan Mitchell Foundation, New York, e nello stesso anno l’ Unesco Prize, Istanbul Biennial, nel 2002 è a Parigi presso l’Artists Residence, Cité International des Arts, e nel 2005 vince l’Artists in Residence Recollets, Mairie de Paris, Paris.
Leandro Erlich lavora sul concetto di “spaesamento”, creando ambienti e immagini che suggeriscono situazioni inaspettate, e che innescano nell'osservatore sensazioni principalmente illusorie. Per ottenere questo risultato, Erlich utilizza materiali e strumenti diversi, che spaziano dalla fotografia al video fino l’installazione ambientale di respiro scenografico.
Il MACRO ospita la sua prima personale in un museo pubblico europeo, accogliendo quattro installazioni ambientali a cura di Irma Arestizábal.
Al MACRO Leandro Erlich propone un’installazione che, come sottolinea la curatrice Irma Arestizábal, richiama l’allegoria della Caverna di Platone (da “La Repubblica”, libro VII). Si tratta di “Doors” (2004), una sequenza di quattro stanze separate ciascuna da una porta. Il gioco illusorio della percezione consiste nel far vedere una luce al di sotto della porta, dando la netta sensazione che l'ambiente, aldilà della porta, sia illuminato. Ma la stanza è al buio. Aprendo la porta, infatti, lo spettatore si ritrova con sua sorpresa di fronte al nulla, in una stanza nella piena oscurità.
In "The Staircase" (2005), Erlich rovescia la comune percezione allestendo una tromba delle scale in modo da farla percepire attraverso una successione di piani frontale e non verticale. Cogliendo di sorpresa lo spettatore, che si aspetterebbe di avere una visuale dall’alto verso il basso o dal basso verso l’alto, l’artista cambia drasticamente la prospettiva usando un elemento ordinario come scenario per il sovvertimento psicologico degli spazi quotidiani.
Un’altra sala ospiterà poi, il modellino di “Bâtiment”, la famosa opera che nelle dimensioni originali è stata presentata in occasione della Nuit Blanche a Parigi del 2004, dove l’artista aveva steso a terra una gigantografia (800x600 centimetri) che riproduceva nel dettaglio la facciata di un palazzo, e la massa dei passanti, che si stendevano naturalmente sulla fotografia, appariva riflessa su uno specchio inclinato, tramite sofisticati meccanismi, come se si stesse arrampicando effettivamente sul palazzo. Insieme al modellino, in mostra anche due fotografie che documentano l'originaria, monumentale installazione.
Infine, “Broken Glass” (2005), installazione che ricrea attraverso alcuni dettagli l’ambiente domestico del bagno (100x240x15), dove si scorge il frammento di uno specchio rotto con sotto una mensola che sorregge un bicchiere di vetro contenente uno spazzolino da denti. Secondo la poetica di Erlich, lo specchio, con precisione scientifica, riflette solo una porzione di realtà e non lo spettatore postosi di fronte all'opera. Come se fossimo immersi in un film di Roman Polanski o di David Lynch (registi prediletti da Erlich insieme ad Hitchcock), ecco che appaiono capovolte le prospettive, ed emerge inaspettatamente la presenza dell’inesistente. E’ così che Erlich altera lo spazio e la percezione della realtà, stimolando una nuova capacità di immaginazione.
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